MEZZANO, IL BORGO DELLE MERAVIGLIE. La primavera alle porte è il periodo ideale per scoprire le sue cataste d’autore, gli itinerari speciali, gli artigiani fantasiosi. E poi i profumi: della gustosa Mortandela, della delicata Tosela e delle birre artigianali.

 
 
 

Mezzano è un luogo bandito a chi ha fretta. Perché ad ogni passo lungo i vicoli in pietra di questo piccolo borgo a pochi chilometri da Fiera di Primiero, gli occhi inciampano in qualcosa di inatteso.

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Le vecchie case coi ballatoi, i mucchi di fieno allineati, le finestre orlate di pizzo. E poi le cataste di legno…che cataste non sono. Sì perché qui a Mezzano appena si gira l’angolo, addossate ai muri non ci sono semplici pile di legna da ardere, ma vere e proprie opere d’arte. Una collezione open air – 25 installazioni-  che ha trasformato questo borgo in un originalissimo museo a cielo aperto.

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Si chiama “Cataste e Canzei” (canzei in dialetto locale significa catasta):le si incontra ad ogni angolo: nei vicoli, sotto gli androni, nelle piazze, sui ballatoi, nei cortili Volti, alberi, frutti, segni, storie. Colorate, gigantesche e fantasiose incantano con un equilibro perfetto di ciocchi e tasselli strappati ai caminetti per dar voce a riti e mestieri, leggende e tradizioni locali.

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Ma “Cataste & Canzei” non è che uno degli omaggi di questo paese-cameo alle proprie origini: oggi si può ritrovarle in ben cinque itinerari intitolati “Segni sparsi del rurale” e dedicati all’acqua, agli orti (se ne contano ben 400, uno ogni quattro abitanti), alle architetture, ai dipinti murali e alle antiche iscrizioni.

E poi ci sono altri tesori, nascosti in queste case/ scrigno, custoditi gelosamente  ma mostrati con altrettanta generosità e orgoglio ai visitatori. Come l’atelier e il laboratorio degli scultori Zeni: tre generazioni di appassionati, impegnati in opere di falegnameria, scultura, restauro, ma anche pittura e affreschi. E poi ci sono i “gioielli” di Lucia Trotter: segnalato da una grande catasta artistica a forma di navetta del telaio, questo atelier porta avanti la tradizione tessile di 8 generazioni e produce ancora sull’antico telaio di famiglia i preziosi damaschi del Primiero. Pregiatissimi i filati, unici i pezzi prodotti, uno diverso dall’altro. Compresi quelli della nipote Carmen, ideatrice di una collezione moderna, scanzonata, vagamente etnica e coloratissima di capi-moda.

Ma a chi in nelle  belle giornate della primavera in arrivo  si avventurerà tra queste stradine, Mezzano riserverà anche altri capolavori. Quelli firmati Bonat (ww.macelleriabonat.com), la storica macelleria del paese, dove fanno bella vista sul banco prodotti di grande qualità e genuinità. Animali che arrivano qui interi, appena macellati, senza transitare in celle altrui; di cui si conosce tutto (provenienza, allevamento e alimentazione), e in cui il titolare Luigi Vanelli mette tutto, la passione, l’impegno, l’attenzione. E poi un ingrediente segreto: il sale integrale dell’Himalaya, i cui grani rosa sono rigorosamente macinati a pietra per mantenerne inalterato il Ph. Questo è il regno indiscusso della mortandela – da non confondere con la mortadella –  un salume tipico di Trentino e Alto Adige, a pasta di suino non insaccata: la carne una volta macinata viene infarinata con farina di mais o crusca e lavorata facendole assumere la forma di una polpetta schiacciata. Può essere aromatizzata col ginepro nella versione classica, oppure con pepe, peperoncino, prugna e funghi porcini locali. E’ ottima affettata al momento e servita con pane al finocchio o bianco.

Altro vicolo, altra scoperta. Altri aromi, floreali ed erbaceii questa volta.  Sono i formaggi del Caseificio Primiero (www.caseificioprimiero.com). Ben oltre la semplice “latteria”, questa cooperativa di allevatori ha come scopo non solo la produzione di prodotti di qualità ma anche la salvaguardia del territorio montano. Non a caso gestisce direttamente 5 malghe con alpeggio, 3 per l’allevamento di vacche da latte, 2 per il bestiame “asciutto”.

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Qui tra i freschi c’è il prodotto caseario simbolo di questa terra: la Tosèla di Primiero, una cagliata ottenuta da latte appena munto che conserva l’aroma delle piante medicinali dei pascoli alpini. Tagliata a fette spesse un dito, la tosèla viene rosolata nel burro, dorata da entrambi i lati e poi servita calda insieme a polenta, funghi e salsiccia. Per chi arriva quassù di buon mattino, d’obbligo una fetta di pane con Botìro di Malga di Primiero, burro da panna cruda non pastorizzata rigorosamente di malga, oggi presidio Slow Food. E per chi capita all’ora di pranzo da non perdere la ricotta, fresca o affumicata, ottima su gnocchi e canederli.

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Può accompagnarli una buona BioNoc, la nuova birra artigianale del Primiero, che viene da poco prodotta ai margini del borgo (www.birrificiobionoc.com). Sono due giovani i pionieri e si fanno chiamare “i fondamentalisti della birra” perché la loro filosofia è di produrla così, come è nata, senza coloranti né conservanti, non filtrando e non pastorizzando per conservare intatte tutte le proprietà organolettiche. Risultato? BioNOC è un prodotto che ancora una volta svela il suo territorio, una birra dove predominano note floreali ed erbacee fresche che fanno pensare subito a questi pascoli.

Ancora una volta è Mezzano nascosta dentro Mezzano.

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Per informazioni:

Comune di Mezzano, tel. 0439.67019, info@mezzanoromantica.it e www.mezzanoromantica.it

di Marta Camillo – Ph. Ufficio Stampa Agorà

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